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Beauty has an address ~ Oman

L’albero dell’incenso (o luban)

L’albero dell’incenso, ormai famoso a livello mondiale, viene citato nei più antichi libri di storia. Sin dall’antichità, la regione del Dhofar era nota proprio per questo prodotto dall’odore soave, utilizzato non soltanto per profumare l’interno degli edifici e delle dimore, ma anche come sostanza medicinale.
L’uomo conosce l’albero dell’incenso sin dalla notte dei tempi e, da questa conoscenza, è nato un legame profondo. Per gli abitanti del Dhofar, quest’albero è anche un simbolo di vita, in quanto non si tratta semplicemente di una pianta, ma di una civiltà, di una storia, di una società e di una geografia. Grazie ad esso sono sorte intere città e numerose civiltà hanno vissuto all’insegna della prosperità nel corso dei secoli. Le vestigia di città quali Samharam e Khawr Ruri, che risalgono al primo millennio a.C., portano alla luce la storia di quest’albero e del simbolo di vita che incarna. In queste città archeologiche, alcune iscrizioni in caratteri sud-arabici, oggi chiamate “Al Jabaliyah”, raccontano la storia della fondazione di tali città dedite principalmente all’esportazione di incenso verso i quattro angoli della Penisola araba. Nel suo libro Dhofar, terra dell’incenso, il ricercatore e storico omanita Abdel Qader bin Saleem Al-Ghassani, scrive che Alessandro Magno “aveva preso nella terra degli Arabi, produttrice di incenso, una considerevole quantità di questo prodotto”.
Alcune fonti lasciano intendere che il “luban” fosse stato utilizzato per profumare il trono del profeta Salomone. Quanto a Nerone, si narra che l’imperatore abbia fatto bruciare, per i funerali della consorte l’equivalente dell’intera produzione d’incenso del sud della penisola araba. E lo stesso incenso è sempre presente, ai giorni nostri, nel Vaticano, a Roma.